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frammenti, pezzetti, desideri, frustrazioni e quant'altro.
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"le parole sono tutto quello che abbiamo.  E' meglio che siano quelle giuste".
R. Carver


 


 

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Diario
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21 dicembre 2007

e non c'è altro da dire.

settimana in giro per i meandri burocratici della sanità campana. e della pubblica amministrazione tutta.
dopo richiesta del medico legale impegnativa medico di base pagamento bolletino postale più 56 euro di ticket ecco che approdo al poliambulatorio. rigorosamente vietati rapidi ed efficienti centri convenzionati.
dopo analisi del sangue, urine e tubercolosi -già che c'eravamo perchè non anche un esame per tifo vaiolo e peste, che non si sa mai - reparto psichiatria. si perchè non ci saranno i test psico-attitudinali ma una controllatina a questi diamocela comunque.
mi metto seduta tranquilla, la mia oretta e mezza di attesa tra immigrati e anziani pazienti ex manicomiali che vagolano sul piano, e apro il giornale. sono lì con la pagina sulle intercettazioni aperte che mi si avvicina uno dei suddetti pazienti, spessi occhiali appannati e calati sul naso, punta il dito sulla foto di berlusconi e chist' io 'o sacc'. chist' è 'o president 'ro milàn. e chist' è pure 'o president' 'e forz' italia fa.
notare l'ordine di elencazione delle cariche.
se ne va, fa due passi e torna indietro.
ripunta il dito sulla foto e chist' tene 'e ccorna. iss, e 'o milàn. 
chiede conferma. io sorrido, e confermo.




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24 novembre 2007

dunque vediamo...

...c'ho un sacco di tempo e un cazzo da fare. e allora giro per librerie in cerca di presentazioni interessanti. e ne trovo. ma quasi sempre più interessante della presentazione è scovare quello che lo farà. quello che al momento giusto, quando tutto sembra destinato a concludersi lui no, prende il microfono e parte. la sua non è mai una domanda, è sempre tipo un intervento, lui sente il bisogno insopprimibile di esprimersi, di comunicare, di confrontarsi e allora lui che non c'ha una cane che lo ascolti, dopo una moglie che ormai lo avrà mandato a fanculo infinite volte, va in cerca di librerie con presentazioni alle quali intervenire. lo chiamerò l'interventore. lui c'è sempre. lo senti arrivare da lontano, da come alza la mano o chiede il microfono, e pronunciata la prima parola già rimpiangi di non esserti alzata un secondo prima, chè ora pare proprio brutto.
lui spesso avverte nel suo piccolo preambolo che in realtà non intende fare una domanda, con un sorrisino ammiccante, che è anche peggio.
la sala è in imbarazzo. il titolare della libreria che porge il microfono è in imbarazzo. quello che presenta il suo libro è in imbarazzo ma un po' meno, chè ci sarà abituato.
poi rare volte, che ti fanno dimenticare le brutture della giornata, succede qualcosa che va oltre, e trovi un interventore che li batte tutti, ma proprio tutti. tipo l'altro giorno, uno che attacca a parlare di testi del 1800 e invoca sdegno contro gli ascari, colpevoli dei mali della città e dell'italia tutta, e io lì a sentirmi ignorante che chi cazzo sono 'sti ascari io non li ho ma sentiti, e allora inizi a piangere, come quando a scuola non si riusciva a trattenere le risate e più non si può ridere più si ride, fino alle lacrime, incrociando le braccia sul banco con la testa appoggiata sopra in segno di resa, senza ormai alcun ritegno.
o come ieri, quando l'inteventore di turno è un giovanotto azzimato con camminata stile maria antonietta però senza parrucca, che è troppo timido e così bisbiglia la domanda all'orecchio dell'ospite, che magari era una dichiarazione d'amore e non lo sapremo mai, e ascoltata la - diciamo -risposta, ripercorre sulle punte la distanza che lo separa dall'oggetto del desiderio e gli porge delicatamente una scatola di cioccolattini.
ecco.
non so se rendo l'idea ma io sono tornata a casa felice.




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11 novembre 2007

sei ottavi

....

chi mi dirà buonanotte stanotte dio
la notte le stelle la luna o forse io.

(r. gaetano)




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3 novembre 2007

succede così

succede che c'è un momento preciso che capisci di essere innamorata. c'è un momento preciso che lasciare andare è l'unica cosa possibile in assoluto da fare. c'è un momento preciso che non si può più tornare indietro. un momento che il dolore finisce. che lascia spazio ad altro.  un momento che le cose perdono importanza. un momento che quello che ci si è ripetuto per mesi diventa vero, senza alcun bisogno di stare lì a convincersene. che quando le cose sono vere, non c'è bisogno di valutare pro e contro, lo si sa. semplicemente. 




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31 ottobre 2007

per tutto il resto c'è mastercard...

4 anni di corso : 150 euro al mese, con mastercard.
una quantità indefinita di libri : almeno 500 euro, con mastercard.
marche da bollo a non finire : direi circa 100 euro, con mastercard.
soggiorno di due notti nell'orrendo hotel ergife : 120 euro, con mastercard.
la faccia di una tizia che conoscevo al liceo e mi fa ma tu poi ti sei laureata e io si, veramente ho vinto il concorso in magistratura... ah....brava.... e si dilegua.... ecco, non ha prezzo.
per tutto il resto c'è mastercard.




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5 ottobre 2007

delle scelte e altre catastrofi...

...è che nicchiavo da un pò. ci provavo, due volte qui a scrivere un post e due volte qui a non inviarlo. è che dovevo prendere una decisione, e finchè quella decisione non era presa, non riuscivo. nicchiavo.  
non riesco a scegliere un taglio di capelli, cosa mettermi addosso, se stringere un anello di mezza misura che mi cade dal dito o tenerlo più stretto quando è caldo e la mano è gonfia.
mi prende allo stomaco.
l'unica cosa che mi riesce è guardare una puntata dopo l'altra grey's anatomy. quel telefilm è emotivamente destabilizzante, dovrebbero avvertire.
poi succede che a un certo punto, dopo giorni di si vado no resto ma anzi forse vado però che vado a fare resto qui, dopo giorni faticosi, poi dal nulla si sceglie, come fosse la cosa più ovvia, che era solo lì ad aspettare di essere vista.
mi trovo ancora a scegliere tra qualcosa che mi spaventa, ma mi fa venire voglia di guardare avanti, e qualcosa di rassicurante, ma che rende pesanti.
in ogni caso mi prende allo stomaco, e resto senza fiato.
devo ricordarmi che ogni posto può diventare casa, perchè è qualcosa che si impara a portarsi dentro.
(ogni tanto mia madre dice qualcosa di sensato).




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1 settembre 2007

welcome to the united states of america....

...campeggia all'igresso dell'aeroporto di new york, un secondo prima di scannerizzare il proprio sguardo e il proprio polpastrello... e vagamente mi torna in mente troisi...emigrante? 
 
tre settimane sono più che sufficienti per sentirsi a casa, sufficienti per non voler tornare, sufficienti per far sembrare la mia città il fondo di un buco minuscolo e stretto...

nessun posto è così familiare e così sorprendente insieme, ogni angolo, palazzo, ogni faccia.

semplicemente il centro del mondo.

ed è tutto un I'msosorryIapoligizeI'mreallysosorryaboutthat.... al minimo sfiorarsi.

è briant park, è la quinta, è il chrysler, è il west village, è tribeca, è mezz'ora di metro ogni giorno con un meraviglioso libro sulle gambe, è una borsa pesante piena di cose trascinata sulla spalla, è porzioni troppo grandi, è gente in una chiesa ad harlem che viene a salutarti e god bless you, è sciroppo d'acero come piovesse su pancake alte 10 centimetri, è dinosauri e robert redford che ti racconta com'è nata la terra, è piangere per la ventimillesima volta davanti a audrey hepburn che cerca gatto sotto la pioggia,  è sentire la battuta finale di casablanca in originale con trecento newyorkesi che fanno il tifo, è farsi una foto tessera a coney island nel parco giochi più decadente e affascinante del mondo, è fare il bagno nell'oceano, è il freddo sulla punta dell'empire state building, è camminare così velocemente che non puoi accostarti al bordo della strada senza rischio di collisioni, è aspettare strepitante che il semaforo si illumini con il segnale dell'omino bianco, è il fumo che esce dai tombini e la gente che corre intorno al lago al central park, è tutto proprio come nei film come dice ogni turista italiano, perchè è effettivamente tutto proprio come nei film, è girare da strand e trovare libri usati da un dollaro che non leggerò ma che sono così belli e avere una leggera stretta allo stomaco, pensando a chi avrebbe capito, ma appena leggera,
è il ponte di brooklyn al tramonto, è due maestre che si mettono a cantare l'inno americano con una colonia di bimbi dell'asilo quando il battello per staten island passa davanti la statua della libertà, è ebrei ortodossi con cernecchi e motorola fucsia, e donne ebree con la parrucca e sguardi di disapprovazione per i miei enormi occhiali neri. è talmente tante cose, è talmente assorbito dalla pelle, è talmente new york city.

dove vanno le anatre a central park quando il lago è ghiacciato? 




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7 agosto 2007

un posto che vuol dire famiglia....

esiste un senso buono, e quel senso è qui. colline, vigneti, aria fresca al mattino che magari vedi fino le alpi, e sole caldo a mezzogiorno. campane che suonano l'ora. soprattutto, po. verde, grande, ovunque. storie passate storie sentite e ancora sentite, ma che non basta mai. ogni volta un pò diverse. radici. recuperi. ricordi. è morto quello, quell'altro si è sposato, e adesso quanti anni ha? ha avuto un figlio.... morti nascite matrimoni. racconti di me di quando non ho memoria. fotografie, cartoline, vecchi disegni, vecchie case, vecchi scatoli negli armadi con dentro cose preziose. lessico famigliare.
mia zia.




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23 luglio 2007

...

una ragazza trattata da adulta. la vita su un altro pianeta. perdita,crescita, conoscenza ( di sè ). scenari desolati, esseri indifesi. del potere e tutto ciò che comporta. una scrittura delicata e forte. penetrante. commovente.
ragazza con paesaggio, jonathan lethem.
ne vale davvero la pena.




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11 luglio 2007

ma tu piangi?

 lo so lo so. è un piagnisteo che è un piacere.
però di corsa che il traghetto parte e nemmeno il tempo di una doccia e io sento lo stomaco chiuso e vorrei piangere e non riesco.
è che si è smosso qualcosa da qualche parte, e non me ne frega di capire dove e perchè. cioè mi frega però fingo nonchalance e dico che non mi frega.
e prendo tempo e si però vediamo chi lo sa.
ad ogni modo, qualsiasi cosa mi faccia aver voglia di pangere così, qualsiasi cosa va bene. qualsiasi cosa che non passi per il cervello, qualsiasi cosa è sacrosanta.




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